Giardino

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Last Updated on 29 Ottobre 2014 by macchinista

CHI PIANTA UN GIARDINO SEMINA LA FELICITA’

Così recita un antico proverbio cinese e ne siamo convinti a tal punto che da quando è cominciata l’autogestione di questo spazio nel lontano 1996 abbiamo preferito sostituire al piazzale di cemento un giardino che sostenesse la biodiversità.

Convinti che bisogna opporsi in maniera creativa al brutale consumo di suolo, alla mercificazione degli spazi verdi che domina la speculazione edilizia, a partire anche da interstizi di spazi urbani dimenticati come lo era quest’area dismessa.

Oggi gli alberi sono cresciuti e i bambini sanno dove andare a mangiare i gelsi.

Intanto dall’altra parte della strada le aree dismesse e le attività produttive hanno lasciato il posto a cantieri edilizi e case, molto più produttivi per chi deve fare profitti.

Ma noi facciamo attività per il territorio e non per il profitto e oggi siamo diventati pazzi….

Cosa sono quelle reti e i cancelli che compaiono dentro il giardino?

Be’ per sognare oggi bisogna essere un po’ folli e noi stiamo lavorando per fare in modo che questo spazio verde sia adottato e goduto dalla cittadinanza: vogliamo sperimentare un giardino pubblico autogestito in uno spazio pubblico autogestito e questa volta i cancelli servono per aprire.

Oggi è una giornata per godere del giardino e conoscerlo, ascoltare musica, conoscere le piante che lo abitano e perché; domani speriamo sia un giorno per prendercene cura insieme facendolo conoscere ad altri, espandendolo con altri progetti.

Orti urbani, compostaggio, biodiversità, riciclaggio, GAS, e chi più ne ha più ne metta: piccole pratiche quotidiane da cui trarre ispirazione per le politiche che investono la vita e che sono di per sé immediatamente politiche.

Giardino come spazio di riflessione, ma anche di formazione, come lo è per alcune persone che frequentano il CPS e che da alcuni mesi nel giardino imparano e lo hanno adottato come spazio di cura.

Giardino come spazio politico: spazio di cui ci siamo riappropriati, sottratto alla speculazione e all’abbandono, ma organizzato dalla natura; spazio di incontro per la relazione. “Terzo paesaggio”, come lo chiama Gilles Clément: “il terreno rifugio delle diversità respinta dagli spazi dominati dall’uomo…uno spazio che non esprime né il potere, né la sottomissione al potere”.

Ci contraddiciamo?

Ebbene sì ci contraddiciamo, siamo spaziosi, conteniamo moltitudini

Rimanete sintonizzati e preparate guanti e pollice verde, la sfida continua….

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