mostra cassandra

Nel luglio del 2001 siamo partiti in tanti anche dal sud-est di Milano per andare a Genova,  consapevoli della catastrofe sociale e ambientale che ci stavano preparando.

Preveggenza? Ieri come oggi non ci vuole una particolare capacità per intuire gli sviluppi futuri di un pianeta che  vive sotto il dominio delle multinazionali e del  paradigma della crescita infinita.

Siamo partiti da ogni angolo dei 5 continenti carichi di sogni da condividere.
Il più grande incontro nella storia dell’umanità per protestare e per costruire un altro mondo possibile, che è ancora necessario .

Ci hanno ammazzato Carlo, abbiamo subito una mattanza poliziesca e poi l’11 settembre, la guerra in Iraq e Afghanistan, la Libia per arrivare all’oggi con il pianeta sull’orlo di una catastrofe ambientale e climatica.

E tu che hai fatto in questi anni?

 Sappiamo che , pur dispersi (
  Siamo consapevoli che una volta dispersi) anche in piena solitudine, non ci siamo fermati.
Non abbiamo potuto, anche volendo, stare fermi per contrastare precarietà di lavoro e di vita.

“La violenza del dominio non è solo catena, frusta o filo spinato, ma anche paura, choc, paralisi, blocco, stordimento, obbedienza; come la gestione della pandemia ci insegna.”

E’ tempo di riemergere, per disegnare infinite convergenze. Va riannodato un filosentiamo  l’urgenza di un nuovo attivismo diffuso per prenderci cura del pianeta e ricostruire  daccapo il mondo, 

“Per farlo servono nuove scienze, lavori collettivi di cura, altri modi di narrare e di pensare.
Servono momenti di vicinanza e di condivisione.
Serve coniugare le   battaglie   ambientali con quelle  contro  la  precarietà  e  per  un  reddito dignitoso.
Serve la nostra partecipazione ad una  riconversione ecologica  e  sociale  radicale  basata sulla cooperazione sociale di individui affrancati dalla necessità e carichi di saperi diffusi, che lavorino  per i beni comuni.
Serve parlare di lavoro, ma  facendo parlare lavoratori e lavoratrici, persone.
Non c’è alcuna dignità nel rivendicare un lavoro che produce degrado, inquinamento, malattie.
La dignità del lavoro è solo quella che produce benessere per gli esseri umani, il vivente, l’ambiente, cioè il lavoro di cura.
Serve organizzarsi per una vita meno impaurita.